Il ginepro fra le spezie è una conifera che cresce in montagna

gineproIl ginepro è fra le spezie quella che, al contrario di molte altre che crescono solo in climi tropicali, vuole invece clima montano.

Il ginepro che fra le spezie è l’unica  che viene ricavata da una conifera, è un arbusto o un alberello presente in Europa e diffuso anche nell’Europa del Nord che sovente si incontra  sulle alture dei boschi dell’Europa centrale e mediterranea.

Se il clima non è molto rigido e il terreno è favorevole alla sua crescita il ginepro si presenta con la forma di un alberello mentre se l’altitudine è elevata diventa un arbusto contorto e prostrato facilmente riconoscibile per le sue bacche che verdi se immature prendono una bella colorazione bluastra a piena maturazione.

Generalmente la pianta  del ginepro si presenta come un arbusto ricoperto da piccole e sottili foglie come sono quelle delle conifere che ricoprono la pianta tutto l’anno anche nel periodo invernale.

Faccenda spinosa raccogliere le sue bacche perché si trovano i fra le foglie ed è facile rimediare qualche dolorosa puntura.

Tuttavia vale la pena rischiare perchè appena le si raccoglie si viene conquistati dal loro profumo che ricorda un famoso liquore il gin  che ha fra i suoi  principali ingredienti proprio queste bacche blu scuro.

Bacche apprezzate sin dall’antichità per le loro tante proprietà medicamentose che servono non solo per curare molti malanni ma vengono apprezzate anche in cucina dove si impiegano fra le altre cose per attenuare il forte sapore delle carni della selvaggina come quelle  di cinghiale, di cervo e anche di renna.

Andiamo dunque alla scoperta di questa conifera il ginepro e delle sue bacche dalle tante e notevoli virtù sia officinali che culinarie.

 

Origini

La pianta del ginepro ha origini antichissime è una delle conifere più diffuse a livello mondiale.

Le sue varie specie infatti si trovano nel Nord America, in Europa e in Asia.

Il ginepro è probabilmente originario dell’Asia della regione del Tibet da dove si sarebbe diffuso in direzione nord-est lungo le montagne che collegano la Russia centrale e settentrionale.

Da qui avrebbe raggiunto l’Europa centrale e poi il resto del continente europeo.

Si presume che le migrazioni di questa specie dalla Russia abbiano raggiunto il continente americano attraverso lo stretto di Bering, che in un tempo remoto  univa il continente asiatico con quello americano e con il tempo il ginepro si sarebbe diffuso in tutto il Nord America.

Esistono ben 65 tipi di ginepro che si sono differenziati presumibilmente da un unico tipo preistorico.

Non dimentichiamoci che il ginepro è una conifera e questo gruppo di piante  apparve come anello di congiunzione fra le felci e le specie botaniche più evolute oltre 350 milioni di anni fa nell’era chiamata Mesozoica.

Le conifere, fra le quali vi è anche la famiglia delle Cupressacee alle quali appartiene il genere Juniperus, costituiva  una importante fonte di cibo  per i dinosauri erbivori che dominarono  la Terra per oltre 160 milioni di anni sino alla fine dell’era Mesozoica.

Le conifere sopravvissero all’estinzione dei dinosauri sino ai giorni nostri differenziandosi in differenti  generi ma con delle caratteristiche di fondo che le accomunano tutte e che non sono cambiate da milioni di anni.

Quando le conifere si differenziarono nelle varie famiglie non è dato sapere perché sono pochi gli individui che allo stato di fossile sono giunti sino a noi rispetto alla stragrande maggioranza che viveva in quelle remote epoche.

In un certo  periodo dalle conifere si differenziò la famiglia delle Cupressacee che  è la famiglia di conifere con l’areale più vasto in quanto comprende tutti i continenti con una trentina di generi fra i quali il genere Juniperus  al quale appartiene il ginepro.

Delle bacche di ginepro si nutrivano gli uomini primitivi che abitavano i boschi e da tempi immemorabili questa pianta  è stata utilizzata non solo per le bacche ma anche per il legno e a scopi propiziatori e terapeutici.

gineproAl tempo degli antichi Egizi  le bacche di ginepro  servivano durante il procedimento dell’imbalsamazione e venivano impiegate con il sale per conservare il corpo.

Il ginepro fenicio, il tipo di ginepro esistente all’epoca dei faraoni, può vivere diverse centinaia di anni e quindi era considerato simbolo di forza e di longevità.

Il suo utilizzo è descritto nel papiro egiziano di Ebers del 1700 a.C. dove viene citato come diuretico e inserito anche in alcune ricette.

Per i nativi americani la pianta del ginepro era un’importante pianta medicinale usata come depuratore del sangue e per il trattamento di raffreddori, influenza e artriti.

Numerose tribù indiane americane come i Lakota e gli Omaha facevano ardere i ramoscelli di questa pianta e ne inalavano i fumi per combattere i raffreddamenti.

Il legno molto duro di questo  albero veniva adoperato per farne archi, sandali e culle.

In Asia  il ginepro  è un simbolo di longevità e di forza da secoli impiegato tramite fumigazioni in Tibet e in altri luoghi montani dell’Asia per purificare gli ambienti e scacciarne i demoni.

In Europa  specialmente in Grecia veniva utilizzato per fumigazioni che avevano lo scopo di disinfettare l’ambiente e di scacciarne gli spiriti maligni.

Troviamo citato il ginepro da numerosi autori greci come il medico e filosofo Ippocrate vissuto nel V secolo a.C. e altri.

Dioscoride nel I secolo d. C. parla di un “vino al ginepro” decantandone le doti digestive e teneva in gran conto anche le virtù delle bacche del ginepro  perchè adatte a curare le coliche, le cistiti e i disturbi respiratori.

Il ginepro era conosciuto ai tempi dei Romani  ed era così apprezzato in cucina che   Apicio, raffinato ghiottone e cuoco, lo considerava una spezia che non poteva mancare in cucina  perchè era un ottimo sostituto del pepe.

Ne parla Catone il Censore nella sua celebre opera “De agri cultura” composta probabilmente attorno al 160 a.C. dove tratta dell’agricoltura del suo tempo e a proposito del ginepro consiglia un vino diuretico perchè aromatizzato con le sue bacche.

Altri riferimenti su questa spezia li troviamo in altri autori latini come Marco Terenzio Varrone e  Virgilio che scrisse che il legno di questa pianta durava centinaia di anni ed era così duro che i tarli non l’attaccavano.

Nel Medioevo  il ginepro in tutta Europa divenne una pianta magica capace di allontanare gli spiriti maligni e di purificare l’aria e gli ambienti.

Il suo legno veniva bruciato negli ambienti chiusi per purificarli e allontanarne i germi.

Questa fu una prassi comune che si impiegava specie durante le epidemie di vaiolo e di peste così comuni non solo nel Medioevo ma anche in epoche più tarde infatti questa pratica fu in uso sino al XIX secolo.

Dalle ceneri del suo legno si ricavava un unguento che si credeva fosse miracoloso  per  la cura delle malattie della pelle, comuni in quei tempi dove l’igiene spesso lasciava a desiderare, come  la rogna, la scabbia e altri tipi di malattie cutanee.

gineproLe proprietà antisettiche del ginepro conosciute dalla più remota antichità furono sfruttate dal padre francescano Maurizio da Tolone nel XIV secolo che creò una miscela di erbe che conteneva anche bacche di ginepro.

Questa miscela davvero efficace serviva per la disinfezione delle navi e degli ambienti dove erano state persone infette.

Nelle credenze popolari il ginepro era considerato per le sue foglie pungenti  un efficace rimedio contro le streghe e per questo motivo se ne teneva un rametto sulla porta di casa e della stalla.

Una credenza popolare  affermava che le streghe si sarebbero messe a contare le sue foglie aghiformi e non sarebbero potute entrare.

Narrava  una leggenda che la pianta del ginepro aprendo le sue fronde avesse dato riparo alla Madonna e al Bambino durante la Fuga in Egitto.

Per questo motivo la Vergine avrebbe benedetto  l’albero di ginepro che da quel momento sarebbe stato un valido aiuto contro le entità maligne e le negatività.

In Estonia si piantavano i ginepri accanto alle case per tenere lontani gli spiriti maligni e con le sue fronde si colpivano le fessure dei muri per impedire che vi si intrufolassero portando sfortune e malattie.

In Emilia fino agli inizi del Novecento si usava bruciare un ramo di ginepro durante le notti di Natale, di San Silvestro e dell’Epifania come buon augurio per l’Anno Nuovo.

Il suo carbone veniva impiegato durante l’anno per tanti riti superstiziosi.

Anche in Norvegia durante le feste natalizie le persone usavano ornare l’interno delle loro case con i rami di questo arbusto.

Il mestolo per girare la polenta  era composto con il legno di questa pianta e anche i cucchiai di legno venivano formati col legno del ginepro perché ha la capacità di non ammuffire e di donare un po’ del suo aroma alle vivande.

Era consigliato anche  creare con il legno del ginepro i mestoli che servivano per separare il burro dal latte perché la delicata operazione sarebbe stata più agevole.

Secondo alcuni studiosi il nome juniperus, che è il nome scientifico  del ginepro,  risalirebbe  a “jumenta” (giumenta) e a “parere” ovvero generare e sarebbe un antico retaggio del tempo in cui le bacche di ginepro venivano date in pasto alle femmine di bestiame gravide per facilitarne il parto.

gineproIl nome del ginepro deriverebbe dal celtico “gen”  che significa cespuglio e da “prus” aspro a motivo delle sue bacche che crude sono aspre ma anche per le sue pungenti foglie.

Altri studiosi ritengono che il nome ginepro derivi dal greco “arkeuthos” dal verbo “arkèo” che significa respingere un nemico infatti questa pianta era considerata in grado di  respingere sia gli spiriti maligni sia le malattie.

Nelle cucine medioevali i suoi rametti erano molto apprezzati al punto che si diceva quanto il legno di ginepro fosse “ odorifero e buono per la carne allo spiedo perché lascia dentro di essa il suo sapore”

Il suo legno veniva apprezzato soprattutto per gli spiedi  perché donava alle carni un gradevole sapore resinoso mentre le sue bacche venivano usate in molte ricette dove l’ingrediente principale era la carne di selvaggina molto comune a quei tempi.

Si aggiungeva qualche ramo di ginepro nel forno a legna per aromatizzare anche pane, focacce e dolci.

Nel ‘500 erano apprezzati i bagni prolungati nel decotto di ginepro per curare i reumatismi e la gotta.

Pare che questi bagni fossero particolarmente efficaci per la cura di quest’ultima così come affermava un medico e un naturalista del tempo Pierandrea Mattioli.

Nell’800 l’abate Kneipp prescriveva le bacche di ginepro per curare le dermatiti e purificare il sangue.

Suggeriva di avvolgere  il malato d’influenza in una coperta umida dei vapori di una pentola in cui nell’acqua erano state messe bacche e rami di ginepro.

Questo suggerimento divenne noto nella fitoterapia popolare con il nome di “mantello del dottor Kneipp”.

Molte delle qualità medicamentose di questa pianta, il ginepro, sono state confermate dalla medicina moderna.

Inoltre ancora oggi è molto apprezzato l’olio essenziale  di ginepro, ricavato dalle sue bacche distillate con il vapore, per le sue proprietà depurative, antisettiche e sudoripare.

Opportunamente diluito diventa un’acqua aromatica in grado di detergere, disinfettare e tonificare l’epidermide.

Questo albero millenario se nei tempi moderni ha perso un pò  del suo alone di pianta magica capace di scacciare i demoni ha invece conservato intatto il suo potere officinale e le sue doti in cucina che ancora oggi sono molto apprezzate.

 

La pianta del ginepro: descrizione

Esistono circa 65 tipi di ginepro, diffusi in tutto il globo, che appartengono alla famiglia  delle Cupressacee e al genere Juniperus e   che comprendono sia varietà arbustive sia veri e propri alberi.

Fra i più imponenti vi è Juniperus virginiana noto  col nome di Cedro della Virginia che viene coltivato per il legname e che può superare i 20 metri di altezza.

ginepro sabinoAltri tipi di ginepro sono velenosi come  Juniperus sabina presente in Italia sulle Alpi e sugli Appennini dai 1000 sino ai 3000 metri di altezza che è una pianta velenosa in tutte le sue parti anche nelle bacche che non vanno raccolte.

Non è difficile distinguerle dalle bacche e dalle foglie del ginepro comune perché le foglie di Juniperus sabina assomigliano a quelle del tasso mentre le sue bacche sono più allungate e chiare rispetto a quelle del ginepro comune.

Di questa specie di ginepro (Juniperus sabina) ve ne sono varietà molto belle e ornamentali che abbelliscono i nostri giardini ma attenzione se hai bimbi piccoli che non  mettano in bocca le sue bacche.

In questo articolo parlerò di una specie sola   Juniperus communis e della sua varietà prostrata quella che cresce ad alta quota.

Il ginepro comune è una pianta arbustiva sempreverde che varia in altezza a seconda del luogo nel quale è nata.

Può essere alta sino a 3 metri ma se il clima non è favorevole rimane un cespuglio alto dai 20 ai 30 cm.

Se si trova ad alta quota, oltre i 1700 metri, viene sostituita da una varietà nana (Juniperus nana) dal caratteristico portamento strisciante che gli permette  di sopportare in modo più efficace il freddo intenso e i forti venti di alta quota.

Juniperus nana riesce a sopravvivere oltre i 2000 metri di altezza e costituisce una delle poche piante arbustive che raggiungono quelle altezze.

gineproIl tronco del ginepro comune è eretto con corteccia grigio bruna e chioma colonnare ma talvolta il tronco si divide sin dalla base con rami che puntano verso l’alto e che sono resinosi.

Le foglie sono di forma lineare come quelle della maggior parte delle conifere, si aggregano in forma di 3 ad ogni nodo e si restringono gradatamente verso l’apice che termina con una punta rigida e pungente.

La superficie superiore di ciascuna foglia è percorsa da una larga linea biancastra mentre il resto della foglia stessa è di colore verde grigio.

Il ginepro è pianta dioica quindi ne esistono esemplari con fiori maschili, che non danno bacche e altri femminili che producono le bacche.

I fiori maschili sono riuniti in piccoli coni gialli quelli femminili sono invece racchiusi da 3 brattee.

Se fecondati i fiori femminili chiudono le loro brattee e formano così il frutto che è una pseudo bacca sferica nera o bluastra a completa maturazione con polpa carnosa contenente alcuni semi di colore bruno chiaro.

Il ginepro fiorisce ogni due anni in primavera da marzo ad aprile e i suoi frutti ci impiegano due anni per essere completamente maturi.

Sulla pianta femmina si trovano frutti in differenti stadi di maturazione.

Ve ne sono  di colore  verde che  sono quelli immaturi  e altri di colore  blu scuro che sono quelli pronti per la raccolta che si svolge in ottobre novembre.

L’impollinazione del ginepro è particolare ed è così interessante che te la voglio raccontare.

Questa pianta viene impollinata tramite il vento perché è vissuta per millenni in periodi nei quali non esistevano gli insetti impollinatori quindi ha conservato una impollinazione “antica”  del tempo dei dinosauri intendo. 🙂

gineproIn un dolce mattino di primavera con un venticello  leggero che agita lievemente le piante la pianta di ginepro femmina decide che è arrivato il momento di far uscire dalle  profondità del suo fiore, dal micropilo, una goccia di zucchero chiamata goccia micropilare.

Questa goccia rimane esposta sul fiore femminile (cono) finchè il vento non ci fa cadere sopra il polline che proviene da un fiore maschile (cono maschile) che ovviamente deve essere nelle vicinanze.

Quando il polline maschile si posa sulla goccia questa viene riassorbita all’interno del fiore e entra nell’ovulo trasportandone il polline maschile e rendendo l’ovulo quasi pronto per la fecondazione.

Non a caso ho detto quasi pronto perché la fecondazione si attuerà completamente solo dopo che si sono formati i tubetti pollinici che trasporteranno gli spermatozoi maschili nell’uovo.

La natura è davvero meravigliosa e le piante specie quelle antiche hanno sviluppato metodi davvero ingegnosi per riuscire a riprodursi a dispetto di tutte le difficoltà.

Tuttavia devo dirti che la riproduzione della pianta del ginepro è una di quelle che mi ha colpito di più per la sua particolarità.

 

Coltivare il ginepro

Anche se le piante di ginepro crescono selvatiche in diverse zone d’Italia la coltivazione di questa pianta rustica non presenta difficoltà ma se si vogliono avere le bacche bisogna che vicino alla pianta femmina vi sia una pianta maschile che possa impollinarla.

Il ginepro preferisce un clima temperato ma sopporta bene le alte e soprattutto  le basse temperature che sovente vi sono in montagna.

L’esposizione migliore è una esposizione al sole o parzialmente ombreggiata anche se ventosa perché il ginepro sopporta bene il vento.

E’ una pianta rustica riguardo al terreno anche se preferisce terreni sciolti di medio impasto, ben drenati e leggermente alcalini ma  vegeta bene anche in suoli aridi, sassosi e argillosi purchè ben drenati.

Per quanto riguarda la sua propagazione il ginepro si moltiplica per seme o per via vegetativa con le tecniche di talea o di propaggine che vengono attuate a fine estate e in autunno.

gineproSi preferisce per questa pianta la moltiplicazione per talea o per propaggine piuttosto che la semina perché seminandola non si conosce il sesso dell’esemplare che nascerà.

Inoltre la semina è difficoltosa perché i semi impiegano parecchio tempo prima di germinare e di produrre piante adulte.

La potatura è ridotta al minimo si eliminano prima della ripresa vegetativa i rami rotti, malati o secchi.

Non dimenticare che il ginepro Juniperus communis è una pianta di lenta crescita a differenza di altri tipi di ginepro come quelli che vengono usati come piante ornamentali.

La concimazione consiste in stallatico ben maturo da mettersi  in autunno oppure  in una concimazione granulare completa a lenta cessione che è meglio spargere in primavera alla ripresa vegetativa.

Per quanto riguarda l’annaffiatura le piante giovani messe a dimora da poco possono necessitare di acqua nei primi anni della loro vita nei periodi siccitosi per il resto il ginepro  da adulto è pianta rustica  che sopporta bene la siccità.

Un altro arbusto che cresce in montagna e che produce bacche di colore blu apprezzate non solo per il loro sapore molto gradevole ma anche per le loro qualità officinali è la pianta del mirtillo.

Cliccando questo link puoi leggere un interessante post che ti svela le sue particolarità

Coltivazione del mirtillo: fra i piccoli frutti facile da coltivare tranne che per un particolare

 

Proprietà delle bacche

Le bacche di ginepro si trovano in vendita nei supermercati e nelle erboristerie.

Si presentano morbide e si dovrebbero poter schiacciare con facilità fra le dita se sono  completamente  dure hanno perso gran parte delle loro proprietà e conviene gettarle via.

Si conservano molto bene, dopo averle fatte seccare all’ombra, in un contenitore ermetico riposto lontano da luce e calore.

Le bacche del ginepro contengono zucchero, resina, calcio e gineprina un olio volatile molto utile per combattere svariati disturbi.

Ho già parlato delle tante proprietà di questa spezia ma le riassumo qui.

gineproInizio col dire  che le bacche di ginepro costituiscono un formidabile diuretico naturale.

Non solo stimolano i reni a produrre più liquido ma contribuiscono anche ad uccidere i batteri quindi costituiscono un ottimo aiuto per debellare le infezioni a carico della vescica e del tratto urinario.

Facilitano l’espulsione dell’acido urico quindi sono utili per contrastare la gotta e la calcolosi urinaria  ma anche per attenuare i reumatismi.

Sono ottime  per combattere gli stati infiammatori e infettivi come tosse, bronchiti e raffreddori.

Diversi studi condotti su animali hanno evidenziato come queste bacche siano efficaci per ridurre i livelli di glucosio troppo alti nel sangue.

Le bacche fresche schiacciate e usate come cataplasma  servono come stimolanti della circolazione cutanea e per disinfettare la pelle specie quella grassa con acne.

Sono utili a lenire i dolori che scatenano gli attacchi reumatici.

Queste utili bacche accelerano la digestione e  stimolano la secrezione di succhi gastrici.

In cucina le bacche di ginepro  si usano per insaporire le carni e togliere loro il sapore di selvatico, per salse, marinate e in condimenti.

Con queste bacche vengono creati liquori fortemente digestivi uno dei più noti è un distillato forte e chiaro al quale le bacche di ginepro danno profumo e gusto: il gin.

Un’altra pianta officinale ricca di qualità ma poco conosciuta è l’anice verde.

Si ricavano numerosi liquori da questa pianta officinale così di moda agli inizi del secolo scorso e oggi un pò dimenticata.

In suo onore ho creato un’opera tutta incentrata su di lei.

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Conclusioni

Vi sono tante varietà di ginepro alcune veramente belle e ornamentali che vale la pena di tenere nei nostri giardini.

Trovo che il ginepro comune juniperus communis non sia una pianta particolarmente ornamentale ma in compenso è una straordinaria pianta officinale tramite le sue bacche che curano così numerosi disturbi.

ginepro nanoSe vai in montagna e trovi le bacche del ginepro, che non sia però una zona protetta dove la raccolta delle bacche è vietata, puoi raccoglierle e farle seccare ti serviranno per molti usi.

Se invece le hai dovute acquistare sappi che le bacche di ginepro sono una spezia facile da gestire.

Schiacciale leggermente solo al momento di usarle perché possano sprigionare interamente i loro olii e quindi tutta la loro fragranza.

Vanno bene con tutte le carni anche quelle di volatili  mettine  qualcuna per attenuare il sapore del grasso nelle carni dell’oca e dell’anatra.

Prova ad aggiungerle ai crauti come fanno i popoli tedeschi che   impiegano queste aromatiche bacche anche per aromatizzare gli “Schnapps” apprezzate grappe bianche.

Qui ti ho dato solo alcuni consigli su come puoi impiegare le bacche del ginepro utili in cucina per tante gustose preparazioni.

Se non le hai mai usate ti invito a  inserirle nelle tue ricette se già le usi ti consiglio di adoperarle  maggiormente visto le loro tante qualità.

Questo articolo giunge al termine spero di essere stata esauriente nello spiegarti la pianta del ginepro e le sue bacche fra le spezie una delle poche che cresce in ambiente montano.

Adesso non mi resta che inviarti

Un dolce affettuoso saluto da

firma riccarda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comments (2)

  1. Francesca Spampinato 9 gennaio 2015
    • Riccarda 10 gennaio 2015

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