Piante officinali: le loro antiche origini

piante officinaliLe piante officinali  prendono il loro nome dalla parola latina “officia” in riferimento agli antichi laboratori dove si procedeva alla estrazione delle loro essenze usate sin da tempi molto antichi nella medicina popolare.

Con l’espressione piante officinali vengono identificate sia le piante aromatiche che le piante medicinali.

La legge del 6 gennaio 1931 che per la prima volta legalmente si è occupata delle piante officinali dà per questo tipo di piante la seguente definizione:” Si intendono per piante officinali le piante aromatiche, le piante medicinali e quelle da profumo.

Non entra nel merito della coltivazione delle piante officinali ma ne elenca un gran numero.

Questo elenco è stato poi rimaneggiato nel corso degli anni sino ad arrivare all’aggiornato elenco dei nostri giorni.

Tuttavia la coltivazione delle piante officinali è molto antica.

Si è rinvenuto un papiro egiziano di 2500 anni a.C. che fa intendere che già gli antichi egizi conoscessero le piante officinali e le impiegassero per curarsi.

Ippocrate, medico e geografo greco antico considerato il padre della medicina dedicò buon parte dei suoi studi alle piante officinali descrivendo ben 400 piante officinali con le loro proprietà in un libro che  costituì un importante punto di riferimento per molti studiosi.

I primi medici farmacisti apparvero nell’antica Grecia e fra i più famosi vi erano Eraclide, Celso e Teofrasto.

Dopo aver visitato l’ammalato andavano nel retrobottega e con foglie, rametti, fiori o radici di piante officinali preparavano decotti, tisane,sciroppi, creme, pomate, oli, polverine e lozioni che poi davano al malato.

A volte questi rimedi non erano preparati al momento ma si trovavano già pronti in bottigliette o vasetti oppure se erano facili da preparare veniva data al malato la ricetta.

Anche presso gli antichi romani la coltivazione delle piante officinali veniva tenuta in gran conto.

Il medico romano Claudio Galeno nel I secolo a.C. iniziò ad elaborare una classificazione delle cure basate sulle piante officinali dalla quale nacquero prescrizioni seguite per secoli e in parte valide ancora oggi.

La coltivazione delle piante officinali presso gli antichi romani era tenuta in gran conto e non vi era orto che non avesse le sue piante officinali che poi venivano essiccate e prendevano il nome di “droghe”.

Con queste “droghe” venivano preparati diversi medicamenti chiamati galenici dal nome del famoso medico romano Claudio Galeno.

Nel Medioevo i religiosi nei loro orti conventuali approfondirono la coltivazione delle piante officinali e studiarono a fondo le loro proprietà.

In quel tempo iniziarono a diffondersi i ricettari piccoli libriccini che spiegavano come impiegare le piante officinali e i loro usi e che si rivolgevano agli speziali così si chiamavano gli antichi farmacisti.

C’è una pianta officinale che è possibile coltivare nell’orto e che non dovrebbe mancare per le sue proprietà davvero notevoli.

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La pianta della china una fra le più misteriose piante officinali

la chinaQuesto nome era stato dato loro perché vendevano piante    sminuzzate e secche cioè le spezie.

Alcune di queste piante officinali venivano da lontano come la pianta della china genere Cinchona dalla quale si ricava il chinino fondamentale per la cura della malaria.

Già gli antichi abitanti delle Ande conoscevano le proprietà medicamentose della corteccia di questa pianta ma fu la strabiliante guarigione della contessa Chincon moglie del vicerè del Perù avvenuta nel 1638 che la mise in evidenza.

Le fu quindi dato il nome di cinchona per ricordare la moglie del vicerè che si chiamava Anna Osio guarita contro ogni pronostico dalla febbre terzana.

Questa pianta officinale divenne subito nota come potente rimedio per le febbri intermittenti e per le febbri malariche proprietà che i guaritori delle popolazioni indigene del Perù conoscevano da lungo tempo.

Come  altre piante officinali era tenuta rigorosamente celata così che il rimedio col quale il medico inglese Talbot a metà del ‘600 guariva i personaggi più in vista del suo tempo rimase segreto.

Il re Luigi XIV dovette pagagli duemila Luigi d’oro e assicurargli una consistente rendita ma solo alla morte del Talbot il suo segreto fu rivelato.

A quei tempi le piante officinali erano l’unica cura per le malattie e se ne ricavavano oli e unguenti che servivano a guarire e a lenire molti mali.

La conoscenza approfondita delle piante officinali ha permesso di salvare molte vite in quei tempi antichi in cui non esisteva una precisa scienza medicale e i confini fra scienza e magia erano ancora labili.

I libri erano costosi e rari e i guaritori si tramandavano oralmente di generazione in generazione i segreti della coltivazione delle piante officinali e i loro effetti.

La ricerca sulle piante officinali proseguì incessante e alla fine del ‘500 il medico inglese John Gerard diede alla stampe il primo volume illustrato sulle piante officinali dove aveva pazientemente classificato non solo le piante ma anche la coltivazione delle piante officinali e i loro impieghi pratici.

Nel ‘700 gli studi su queste piante andavano progressivamente assumendo caratteri scientifici e venne approfondita anche la coltivazione delle piante officinali.

 

Pillole, capsule e compresse per racchiudere i principi officinali

Fu nel ‘900 che la scienza sullo studio delle piante officinali fece enormi progressi.

Si pensò che estraendo dalle piante officinali solo i principi attivi le cure si sarebbero rivelate più efficaci.

Nacquero così le pillole, le capsule, le compresse, le pastiglie e le bustine di polveri medicinali.

Si arrivò a scoprire numerosi principi contenuti in diverse piante officinali e per la prima volta si riuscì ad isolarli come, per esempio, il chinino essenziale per la cura della malaria così frequente in quei tempi.

Dalla menta e dall’eucalipto fu estratto il mentolo e l’eucaliptolo che hanno un’azione disinfettante e che si trovano anche nelle caramelle che disinfettano la gola nelle forme influenzali.

pastiglie di mentoloAnche se queste sostanze sotto forma di pillole e bustine vennero messe in commercio massicciamente subito non ottennero il favore che ci si era aspettato.

C’era forse una certa diffidenza oppure era più pratico e meno costoso affidarsi alla coltivazione delle piante officinali del proprio orto.

Nelle case da sempre si preparavano decotti infusi e impacchi per curare delle malattie non gravi come il raffreddore, la tosse o la gola arrossata.

La coltivazione delle piante officinali come la malva, la camomilla e l’alloro non poteva mancare nell’orto, venivano usate fresche o seccate come calmanti o come digestivi in tisane ben calde che spesso non venivano dolcificate  con lo zucchero  ma con il miele   ottimo come calmante della tosse.

 

La piante officinali al giorno d’oggi

Oggi c‘è un interesse crescente verso le piante officinali e si  torna a raccoglierle e a coltivarle.

Vista la  domanda in aumento sono nati numerosi negozi di erboristeria dove si vendono numerose piante officinali che sono disponibili anche in farmacia.

Le piante officinali migliori si trovano in campagna, in montagna, nei prati, nei boschi perché non inquinate dalla polvere e dallo smog delle strade e della città.

Alcune crescono selvatiche ma se vogliamo averle sempre a disposizione è meglio destinare un angolo del nostro orto alla coltivazione delle piante officinali almeno le più semplici.

camomillaIl momento migliore per la loro raccolta è il mattino quando però sono bene asciutte altrimenti è facile che le parti umide ammuffiscano.

NB.  E’ sbagliato curarsi da soli con le piante officinali.

Alcuni principi attivi sono molto potenti e invece che dare beneficio potrebbero fare del male all’organismo se presi non nelle giuste dosi.

Conviene sempre affidarsi ad un medico o ad un erborista.

 

 Conclusioni

La fitoterapia cioè la prevenzione e la cura delle malattie mediante la somministrazione di farmaci a base naturale è in assoluto la prima forma di medicina impiegata dall’uomo ed è valida ancora ai nostri giorni.

Oggi la fitoterapia è considerata a tutti gli effetti facente parte della medicina officiale.

Come un tempo si curava con parti delle piante officinali e si teneva in gran conto la coltivazione delle piante officinali e la loro raccolta oggi la moderna fitoterapia si basa sul concetto della “attività terapeutica globale della pianta”.

Secondo questo concetto nessun componente della pianta può definirsi in modo preciso “inerte” o “attivo” ma tutte le piante officinali sono considerate organismi unitari nel quale ogni costituente ha una propria ragione d’essere e non può essere disgiunto dal resto del vegetale.

Di conseguenza tutti i costituenti delle piante officinali sia quelli che contengono i principi farmacologici, sia quelli che ne  sono privi ma che possono modificare l’assorbimento dei primi,concorrono a determinare l’attività terapeutica della pianta in questione.

Per iniziare in questo post ho voluto  spiegare le origini delle piante officinali ma molto ci sarebbe ancora da dire su questo vasto argomento.

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Non mi resta che inviarti un dolce affettuoso saluto da

mia-firma

 

Comments (2)

  1. justorganic.it 29 maggio 2013
  2. Natural-Web 29 maggio 2013

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