L’angelica: come coltivare e usare la rara angelica archangelica

L’angelica è oggi un’aromatica rara in Italia anche se un tempo coltivare l’angelica era pratica comune negli orti dei monasteri perchè era considerata una pianta medicinale utile per curare molti mali.

L’angelica è una pianta bella, che può raggiungere il metro e mezzo di altezza con delle infiorescenze vistose,  profumata in ogni sua parte.

Per tutte queste sue qualità ti consiglio di coltivare l’angelica anche in un’aiuola del giardino dove farà da ottimo sfondo per piante più basse.

In Italia è una rara pianta spontanea che è possibile reperire solo in alcune vallate delle Alpi e degli Appennini in zone fresche e riparate dal vento sino ai 2000 metri di quota.

Conviene coltivare l’angelica nell’orto per poter avere a portata di mano le sue fresche foglioline che insaporiranno le tue insalate, ma daranno gusto anche alle tue salse e alle zuppe, e potrai usare i suoi semi e la sua radice per produrre particolari  liquori.

Per quanto riguarda l’uso terapeutico l’angelica ha proprietà digestive,  diuretiche, calmanti ed è un eccellente tonico dello stato generale impiegata in passato con efficacia contro la stanchezza e la debolezza.

E’ chiamata Angelica in onore dell’arcangelo Michele, che si dice ne avesse fatto dono agli uomini, per questo motivo viene indicata anche con altri nomi evocativi come Erba degli Angeli e Erba dello Spirito Santo.

E’ un vero peccato che non siano in molti a conoscere questa bella e utile pianta che giustamente apprezzo e che voglio svelarti in questo articolo a lei interamente dedicato.

L’angelica apprezzata un tempo e oggi dimenticata

Non vi era orto nel Medio Evo, ma anche in tempi più recenti, che non avesse un pezzo di terreno dedicato alla coltivazione di questa aromatica che si diceva curasse quasi tutti i mali.

Si credeva che la polvere della sua radice mescolata con acqua tenesse lontana la peste e le epidemie in genere, fosse efficace contro i veleni e,  sotto forma di cataplasma, curasse i morsi dei cani e degli animali selvatici.

Una leggenda narra che un frate in un periodo di forte pestilenza ricevette in sogno dall’arcangelo Michele una ricetta per allontanare il contagio.

Si trattava di annusare la polvere della  radice di questa pianta, l’angelica, mescolata con aceto.

Da questa leggenda deriva la fama di questa aromatica che era considerata il rimedio più efficace per allontanare i vapori maligni della pestilenza.

Questa pianta era tenuta in così grande considerazione che ebbe il nome di angelica un nominativo che lo stesso Linneo, quando si trattò di classificarla, le lasciò.

Anche i romani ne apprezzavano le sue tante qualità e le sue foglie venivano bruciate per purificare gli ambienti e per donar loro un gradevole profumo.

Insieme alla melissa, al rosmarino e all’alloro le sue foglie venivano fatte bollire per creare un liquido che serviva per risciacquare e dare buon profumo al bucato.

Nel Rinascimento questa pianta era comunemente usata dagli speziali contro gli avvelenamenti, comuni in quell’epoca tumultuosa.

Era considerata un’erba santa scaccia-diavoli capace di liberare gli ambienti e le persone dalle influenze maligne.

Credenze popolari affermavano che l’angelica avesse virtù magiche e se ne conservavano nelle case i fiori essiccati per garantire un avvenire sano e prospero.

Nell’Europa del Nord, dove la pianta anche selvatica è più comune che da noi, in periodi di carestia le radici dell’angelica venivano macinate e aggiunte alla farina che serviva per fare il pane.

E’ un’erba cara ai Benedettini che la coltivavano nei loro conventi e che non solo l’impiegavano per curare gli ammalati ma ne facevano largo uso nei cibi e in alcuni liquori che vengono prodotti ancora oggi come il celebre Chartreuse.

Anche le suore carmelitane conoscevano questa aromatica e l’usavano con successo.

Era famosa all’epoca “l’acqua delle carmelitane” che venne prodotta a partire dal 1500 in un convento francese appartenente all’ordine delle carmelitane  divenendo popolare presso gli speziali per le sue qualità di calmante e per il suo potere di alleviare il mal di testa.

Si tratta di un distillato in acqua di fiori di arancio ed alcool composto da numerose spezie, principalmente da angelica,mescolata a coriandolo, limone, cannella, chiodi di garofano  e noce moscata.

In passato questa aromatica veniva considerata una pianta che allungava la vita e si narrava di un francese che, masticando ogni giorno la sua radice,  aveva superato i 100 anni di età.

Oggi è poco nota presso il grande pubblico ed è un vero peccato meriterebbe di essere più conosciuta sia per le sue qualità officinali che per la bellezza della pianta.

Viene ancora usata in liquoreria, per aromatizzare il tabacco da pipa, in piccole quantità, e nelle miscele di erbe, (potpourrì)  usate per profumare gli ambienti e per preparare fantastici bagni caldi.

L’angelica una pianta appariscente e profumata

Questa bella aromatica, il cui nome scientifico è Angelica archangelica, appartiene alla famiglia delle Ombrellifere ovvero quelle piante che producono fiori raccolti in formazioni fitte a forma di ombrello.

L’angelica è una pianta a portamento eretto che può raggiungere i 2 metri di altezza, con un fusto grosso, cavo all’interno,scanalato e di colore rossastro.

Il fusto è molto ramificato e porta numerose foglie alterne composte da parecchie foglioline dentellate, larghe, di un colore verde intenso nella pagina superiore più pallido in quella inferiore, portate da lunghi steli avvolti da una guaina di colore verde pallido.

I suoi fiori  sono di colore bianco verdastro riuniti in vistose ombrelle che portano anche 20-30 raggi e che sono situate alla sommità degli steli.

Sbocciano da giugno ad agosto in appariscenti ombrelle che sono molto profumate e attirano numerosi insetti impollinatori, in primis le api, e rendono questa pianta bella e ornamentale.

L’angelica per il suo profumo e il suo nettare molto gradito agli insetti impollinatori è un’eccellente pianta mellifera.

I frutti dell’angelica sono degli acheni allungati, di colore marroncino che contengono due semi ciascuno e hanno ben evidenti tre costole dorsali.

La sua radice è fittonante, grossa, carnosa, di colore bruno esternamente e bianca al suo interno ed è la parte della pianta che viene usata a scopo terapeutico.

Come coltivare l’angelica: qualche trucco poco noto

La coltivazione dell’angelica non è difficile ma se vuoi far durare per più anni la pianta e stimolare la nascita di nuove foglie devi levare le infiorescenze appena si presentano.

Altrimenti questa aromatica si comporta da pianta biennale: si sviluppa il primo anno e nel secondo anno fiorisce, va a seme e poi muore.

I semi si seminano in piena terra all’inizio della primavera oppure a settembre ricoverandoli in serra dove gemineranno e si irrobustiranno per poi essere messi nel terreno nella primavera seguente.

Se semini in piena terra dirada le giovani piantine a 40 cm l’una dall’altra e tieni una distanza di circa 80 cm fra le file.

I semi dell’angelica non hanno una buona germinabilità  quindi è meglio seminarli subito dopo la raccolta e ricoverare i semenzali in serra fredda dove si irrobustiranno per poi essere trapiantati all’inizio della primavera.

L’angelica per il suo apparato radicale profondo e per la sua imponenza è una pianta che mal si adatta ad essere coltivata in vaso.

Necessita di un terreno lavorato in profondità, fertile e libero da erbe infestanti.

Gradisce clima fresco e va seminata in un luogo riparato dal vento che potrebbe spezzare il suo alto stelo.

E’ una pianta che tollera bene le basse temperature vivendo allo stato selvatico in alta montagna.

L’angelica è esigente per quanto riguarda la concimazione.

Per farla crescere al meglio occorre concimare con concime organico ben maturo il luogo d’impianto e provvedere ad una concimazione organica  al momento della ripresa primaverile.

Le annaffiature devono essere abbondanti e regolari l’angelica soffre la siccità e preferisce terreno fresco ed umido ma non eccessivamente bagnato altrimenti la sua carnosa radice potrebbe marcire.

Nel maneggiare questa pianta occorre cautela i suoi succhi sono irritanti e in individui sensibili possono provocare irritazioni e vesciche, se c’è il sole è prudente munirsi di guanti.

Come raccoglierla e conservarla 

Si possono conservare tutte le parti di questa benefica pianta, la radice, i fusti, le foglie e i suoi semi.

La radice si raccoglie all’inizio dell’autunno e dopo un’accurata pulizia viene fatta essiccare al sole e si conserva in sacchetti di tela.

I semi, che si raccolgono in agosto, si fanno seccare all’ombra e ben secchi si possono conservare in vasetti di vetro.

Le foglie vanno raccolte prima della fioritura, fatte essiccare in un luogo ombroso e ventilato, quando sono ben secche si conservano in sacchetti di carta o di tela.

I fusti, privati della parte esterna che è amara, si raccolgono fra maggio e giugno e servono per fare ottimi canditi.

Le 10 principali qualità medicamentose di questa benefica pianta

L’angelica è davvero una pianta angelica per le numerose sue proprietà che per molto tempo sono state utilizzate per curare un gran numero di disturbi tanto è vero che anticamente l’angelica veniva chiamata con il nome di “erba degli angeli”.

L’angelica contiene numerose sostanze benefiche come la cumarina, il tannino, resine, zuccheri, flavonoidi, oli essenziali e acidi aromatici.

E’ la radice la parte della pianta ad essere principalmente usata in medicina per le sue notevoli proprietà medicinali.

Ho elencato per una maggiore chiarezza  le sue  numerose proprietà:

  1. Attenua i disturbi dell’apparato respiratorio come la bronchite, il raffreddore e la tosse avendo proprietà riscaldanti
  2. Utile per calmare i fastidiosi effetti dell’asma
  3. Le sue proprietà sono efficaci anche per chi soffre di mal di testa
  4.  Allevia i dolori dell’apparato muscolare come i disturbi reumatici e l’artrite
  5. Le sue qualità calmanti la rendono utile per calmare l’agitazione e i dolori mestruali. Sotto forma di tisana tranquillizza chi è sotto stress e chi deve sottoporsi ad un evento stressante come un esame o un colloquio di lavoro
  6. Sia alla radice che ai frutti sono riconosciute potenti proprietà digestive
  7. Cura i dolori di stomaco, il gonfiore e le flatulenze
  8. E’ particolarmente utile per chi soffre di dolori intestinali, di stitichezza e di conseguenti fermentazioni intestinali
  9. Aiuta anche in caso di disturbi, agitazione e mal di testa, dovuti alla menopausa
  10.  Se assunta prima dei pasti stimola l’appetito quindi è utile in caso di inappetenza, debolezza e stati debilitanti dovuti a convalescenza

NB. Questa aromatica così efficace se presa in piccole dosi, se viene assunta in quantità elevate stimola eccessivamente il sistema nervoso sino ad intorpidirlo.

Il succo fresco può irritare la pelle e le mucose mentre il suo olio essenziale se preso in forti dosi può risultare tossico.

E’ sconsigliata alle donne che allattano e in gravidanza

Se vuoi scoprire un’altra pianta officinale utile e importante clicca qui sotto questo link

 Non vi è un solo tipo di angelica!

Le piante chiamate angelica sono numerose ma quelle più note e utili per la salute sono principalmente tre.

Ho trattato in questo post  l’angelica archangelica la più profumata e medicamentosa che viene impiegata largamente in liquoreria, in cucina e come medicinale.

E’ una pianta che è rara allo stato selvatico ed è più facile trovarla nelle coltivazioni.

Vi sono altre due piante che vengono chiamate angelica che sono degne di nota.

La prima si chiama angelica silvestris ed è comune allo stato selvatico nel nostro paese, l’altra invece, l’angelica sinensis, è originaria della Cina dove viene impiegata da millenni nella medicina popolare cinese per curare i disturbi femminili.

L’ angelica silvestris o angelica selvatica  è una pianta comune in natura che si trova in tutta Italia sino ad un’altitudine di 1600 metri nei luoghi ombrosi e umidi, boschi, rive di torrenti e fiumi.

Si distingue dall’angelica archangelica per essere una pianta perenne, con una radice di colore bruno chiaro che se spezzata emette un liquido giallo dal penetrante odore acre.

Le sue foglie sono colorate di un verde uniforme sia sulla parte superiore che inferiore a differenza dell’angelica archangelica che ha foglie più chiare sulla pagina inferiore.

I suoi fiori sono molto piccoli formati da 5 petali di colore bianco o rosato uniti in ombrellette folte a loro volta unite in ombrelle più grandi composte da 30-50 raggi.

E’ una pianta profumata ma ha meno principi attivi dell’angelica archangelica e non viene usata nè in medicina nè in cucina.

L’angelica sinensis chiamata anche Dong Quai, Ginseng femminile o “pianta delle donne” è usata per attenuare i disturbi femminili come le mestruazioni dolorose e irregolari,  i disturbi della menopausa come le caldane.

I suoi componenti e i suoi effetti sono simili a quelli della sua omonima occidentale, l’angelica archangelica, è ricca di cumarine, di sostanze con effetti analgesici e antinfiammatori.

Nei paesi asiatici l’angelica sinensis è conosciuta come pianta “calda” cioè in grado di smuovere e tonificare quindi utile per la circolazione del sangue.

Ha effetti calmanti sui dolori della muscolatura in generale, sul mal di pancia, sui dolori intestinali, dello stomaco e della muscolatura liscia uterina.

Viene somministrata anche in caso di debolezza, pallore, convalescenza e anemia in quei casi cioè di “scarsità di sangue”.

Le sue benefiche qualità  sono state scoperte recentemente anche in occidente e la si trova, sotto forma di capsule o in polvere, in integratori reperibili su internet o nelle migliori erboristerie.

La parte della pianta impiegata è la radice essiccata che si può utilizzare sotto forma di decotto, oppure prendendo le capsule.

E’possibile acquistare anche la tintura madre e l’olio essenziale un forte immunostimolante, antibatterico e anticoagulante.

Ti consiglio una spezia ottima non solo in cucina ma anche per le sue tante qualità officinali lo zafferano.

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L’angelica in cucina

Questa pianta così utile non viene usata solo come pianta medicinale ma anche come un ingrediente culinario che varia il sapore dei cibi e dona loro digeribilità per le sue notevoli qualità digestive.

Viene impiegata in alcuni liquori amari e in liquori popolari come il Chartreuse e il Gin.

Sono numerose le preparazioni di liquori locali che hanno fra i loro ingredienti questa benefica pianta.

Anche le foglie fresche più tenere possono essere utilizzate per insaporire insalate e piatti di pesce, si usano nelle minestre e per aromatizzare la frutta cotta.

Una rara delizia è il formaggio molle mischiato a foglie tenere o ai germogli di angelica tagliati molto fini.

Insuperabili i gambi e i piccioli che, privati della parte esterna fibrosa e amara, vengono canditi e servono per dare un tocco in più ai dolci, mentre il fusto fresco, finemente tritato, in piccole quantità profuma e insaporisce  marmellate e confetture.

Liquore digestivo con grappa insaporita con l’angelica

Ingredienti:

mezzo litro di grappa

30 g di fusti freschi di angelica

200 g di zucchero

2 litri di acqua

Priva i fusti freschi dell’angelica della parte esterna che è fibrosa e amara poi tagliali  e mettili in infusione nella grappa insieme con la scorza di un limone tagliata a pezzetti (solo la parte gialla) chiudendoli in un recipiente ermetico e lasciandoli a macerare per una settimana.

Trascorso questo periodo fai bollire in 2 litri di acqua lo zucchero mescolando sempre sino a quando non sia completamente sciolto e lo sciroppo non si sia addensato.

Lascialo raffreddare ed aggiungilo alla grappa che avrai filtrato.

Imbottiglia il liquore e lascialo riposare per almeno 15 giorni prima di gustarlo.

Conclusioni

Con questa semplice ricettina ho voluto finire questo post che ho dedicato ad una pianta aromatica e medicinale, l’angelica che meriterebbe di essere più conosciuta per il suo profumo e le sue indubbie qualità.

Questa pianta non ha usurpato il suo nome di “pianta degli angeli” per le molteplici sue qualità che un tempo erano apprezzate meritatamente e che oggi vale la pena di riscoprire.

Ai piatti dona un sapore che è amarognolo ma ha anche note di dolce e quindi è un sapore particolare che vale la pena di provare.

Una piccola nota negativa sono i semi che se presi freschi dalla pianta hanno scarsa geminabilità.

Quindi conviene, per una resa ottimale, seminarli in autunno entro un mese dalla raccolta per poi ricoverare le giovani piantine in serra fredda piantandole in piena terra all’inizio della primavera seguente.

La pianta non è difficile da coltivare e se hai un pezzetto di terra, anche un’aiuola in giardino, ti consiglio di mettere l’angelica perchè è ornamentale e utile.

Come propongo spesso ispiriamoci agli antichi “horti” medioevali dove  le piante d’ornamento venivano mescolate con le piante di utilità senza rigide divisioni.

Oggi che vicino ai paesi e nelle città il terreno buono e fertile è raro e lo spazio per coltivare è poco è necessario  sfruttarlo nel modo migliore.

Con questa riflessione chiudo questo post dedicato ad una pianta, l’angelica archangelica, che spero di averti fatto conoscere e che ti invito a ricercare per poter usufruire di tutte le sue tante qualità.

Adesso non mi resta che inviarti

un dolce affettuoso saluto da

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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