Le erbe officinalis e le loro qualità coloranti

coloranti naturaliL’uomo ha  impiegato le erbe officinalis per curare le malattie sin dai tempi più remoti e  le piante officinali, nei tempi antichi, erano importantissime per riacquistare la salute.

Tuttavia le erbe officinalis non servivano solo per curare le malattie ma venivano impiegate anche come coloranti naturali.

Già dalla preistoria l’uomo ha usato tinture vegetali per tingere le stoffe e sino alla seconda metà del secolo XIX era l’unico modo conosciuto per tingere le stoffe e le pelli.

Le proprietà coloranti delle erbe officinalis venivano impiegate anche nei colori usati dai pittori e nella cosmesi.

Tale arte si è andata affinando col tempo sino alla seconda metà del 1900 dove si è affermato l’uso dei coloranti di sintesi che offrono risultati più facilmente riproducibili, una gamma di colori più ampia e permettono di intervenire su tutti i tipi di fibra.

Però in molte parti  del mondo si è continuato a impiegare sino ai nostri giorni coloranti naturali molti dei quali  tratti dalle  erbe officinalis.

Le erbe officinalis sono insuperabili per tingere stoffe di elevato valore  estetico e artistico ancora oggi.

In questo ultimo periodo si fa un grande parlare di ritorno alla naturalità e vi è una grande attenzione ai problemi di inquinamento e di salute che troppo spesso sono connessi con i coloranti di sintesi.

Quindi sempre di più ritornano in primo piano i coloranti naturali e il contributo che possono  dare alla nostra cultura ed economia.

Attualmente i coloranti naturali vengono impiegati principalmente a livello amatoriale in attività dimostrative ed educativo-didattiche.

Non si esclude però la possibilità che questi antichi metodi  tintori di origine naturale con le erbe officinalis possano offrire nuove possibilità di sviluppo alle imprese agricole.

Anche le aziende manifatturiere dell’artigianato se ne avvantaggerebbero con ricadute positive in termini economici ed occupazionali.

 

Vantaggi nell’uso delle tinture estratte dalle erbe officinalis 

I vantaggi di un ritorno benché parziale alle tinture naturali sono diversi.

Innanzitutto si ha un minore impatto ambientale e la possibilità di sfruttare terreni marginali coltivando le erbe officinalis tintorie con valorizzazione di tali terreni e quindi con un controllo migliore del territorio.

Inoltre, se si sa come coltivarle, questa coltivazione porta ad avere un certo reddito con il possibile sviluppo di una filiera che va dalla coltivazione delle erbe officinalis sino al loro utilizzo per l’estrazione delle sostanze tintorie.

Quindi nuove possibilità di sviluppo per le aziende del   settore tessile, un settore che ha risentito pesantemente della crisi.

Tuttavia secondo me il vantaggio più importante è quello che riguarda la salute.

Infatti non solo le aziende che creano e trattano i coloranti di sintesi hanno un impatto fortemente inquinante sul territorio ma le stoffe trattate con le tinture di sintesi possono dare forme di allergia della pelle.

Queste si manifestano più frequentemente  su pelli sensibili e in special modo sulle epidermidi dei  bambini.

Per tutti questi motivi la Politica Agricola Comune (PAC) mira a promuovere un tipo di agricoltura multifunzionale che non sia rivolta solo alla produzione di alimenti.

Quindi incoraggia la coltivazione di erbe officinalis sia per uso cosmetico e medicinale che per uso tintorio.

Vi sono dei dati che lasciano ben sperare infatti la superficie europea coltivata ad erbe officinali è in aumento.

In Italia mancano stime precise ma indicativamente la superficie coltivata ad erbe officinali si aggira sui 4.500 ettari.

 

Coltivazione delle erbe officinalis tintorie

radici di guadoSono molto scarse le notizie riguardanti gli aspetti colturali e produttivi delle erbe officinalis tintorie che sono tuttora poco studiati e per molte specie sconosciuti.

Inoltre la marginalità del settore delle erbe officinali, specie in Italia, non ha permesso lo sviluppo di  un ricco mercato.

Questo ha fatto sì che non vi siano delle certificazioni che attestino la veridicità di quanto riportato sulla selezione delle sementi delle erbe officinalis, sul loro materiale di propagazione e sull’esattezza delle loro varietà.

Inoltre la coltivazione di erbe officinalis sotto l’aspetto tintorio non è più praticata da tempo in Italia e quindi si incontrano difficoltà per reperire del materiale qualitativo, semi, bulbi o altro, da mettere a coltura.

Inoltre più che di coltivazioni intensive si deve parlare di piccoli appezzamenti coltivati.

Quindi non si sono sviluppate macchine specifiche per le lavorazioni del terreno e per la raccolta delle erbe officinalis.

Altri problemi sorgono poi per il post raccolta di alcune erbe officinalis tintorie, come il guado le cui foglie devono essere “lavorate” immediatamente dopo la raccolta perché le loro qualità tintorie non abbiano a disperdersi.

Per il resto la loro coltivazione è simile a quella di tutte le altre erbe officinalis.

Particolare attenzione occorre rivolgere alla lotta alle erbe infestanti particolarmente pericolose nei primi stadi di vita delle erbe officinalis.

 

Alcune erbe officinalis tintorie

Le piante in grado di fornire coloranti sono numerose e diversificate in base alle origini,  per le loro caratteristiche botaniche,  per le esigenze climatiche a anche per ciclo biologico della pianta stessa.

Inoltre le piante possono produrre i pigmenti tintori da organi differenti come le radici, le foglie, le infiorescenze, i semi ecc….

Fra le numerose specie in grado di fornire coloranti vegetali ve ne  sono alcune che presentano una buona adattabilità al terreno e al clima italiano e hanno elevate potenzialità produttive.

Qui prendo in esame le tre erbe officinalis che da sempre sono le tre principali piante tintorie mediterranee vale a dire la reseda, il guado e la robbia.

Faccio un accenno a una preziosa spezia impiegata anche come pianta tintoria: lo zafferano

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Reseda luteola o reseda lutea

 

reseda luteola rosettaQuesta pianta che appartiene alla famiglia delle Resedaceae, viene chiamata popolarmente Biondella, Amorino e Guadarella.

L’utilizzo del  pigmento della reseda è tra i più antichi e diffusi metodi di tintura in Europa.

Probabilmente le sue origini sono da ricercarsi nell’area mediterranea.

Utilizzata già dagli uomini del Neolitico le prime testimonianze scritte sull’uso della reseda luteola le troviamo nella Bibbia mentre viene citata nei testi di autori romani.

In special modo Plinio il Vecchio descrisse sia la pianta che le sue proprietà medicamentose fra le erbe officinalis conosciute a quei tempi.

La pianta è diffusa allo stato selvatico in tutta Italia e si trova specialmente  lungo le scarpate, sui greti ghiaiosi dei fiumi, nelle zone piene di sassi e di ruderi.

Preferisce terreno calcareo e posizioni soleggiate.

Descrizione botanica

La Reseda luteola  è una pianta erbacea biennale con una lunga radice a fittone.

Nel primo anno si sviluppa una folta rosetta di foglie che si situano in posizione orizzontale quasi a toccare il terreno nel secondo anno avviene la fioritura.

Le foglie della rosetta sono di forma lanceolata, dentellate ai margini, raggiungono la lunghezza di 8 cm e seccano al momento  della fioritura.

Il fusto sulla cui sommità vi è la fioritura può raggiungere il metro di altezza ed è poco ramificato con rade foglie di dimensioni più ridotte rispetto a quelle della rosetta.

L’infiorescenza è a spiga, formata da numerosi  fiori  profumati di colore giallo verde che hanno 5 sepali e un calice a corolla formato da 4-5 petali.

Questi fiori, come il girasole, hanno la particolarità di  orientarsi a seconda della posizione del sole durante la giornata.

La coltivazione si effettua in file distanti 25-30 cm la semina è primaverile più raramente autunnale.

Si raccolgono le sommità fiorite alla fine della fioritura nel secondo anno di vita della pianta.

Questa pianta è inserita fra le erbe officinalis perché alle sue sommità fiorite essiccate all’aria, tradizionalmente vengono attribuite proprietà diuretiche e aforetiche cioè facilitano la sudorazione.

Proprietà tintorie

giallo resedaIl pigmento principale contenuto in tutta la pianta,  in special modo nelle sommità fiorite,  è la luteolina che dà un bel colore giallo che è fra i più puri e solidi che si possano reperire in natura.

Per questo motivo la Reseda tintoria è stata ampiamente coltivata sino a tempi recenti al contrario della maggior parte delle altre erbe officinalis tintorie.

Il giallo da reseda era il colore con cui le Vergini Vestali romane tingevano i loro abiti ma questa tintura veniva impiegata in particolare dai Galli nelle aree francesi.

La reseda aveva ampia diffusione presso tutte le popolazioni europee perché era di facile reperimento e per la sua economicità.

Se la sua infiorescenza ha particolari proprietà coloranti per tingere si utilizza tutta la pianta sia fresca che seccata.

Infatti non solo i fiori ma anche le foglie, la radice, i rami e i semi contengono la luteolina parola derivata dal termine latino luteus ovvero giallo.

A seconda dei mordenti utilizzati  è possibile  ricavare anche tonalità di verde molto belle e particolari.

E’ possibile tingere con questo pigmento stoffe di seta, di lana, di cotone e di lino.

 

Rubia tictorum

 

Questa  pianta tintoria, che appartiene alla famiglia delle Rubiaceae e al genere Rubia, viene chiamata con i nomi popolari di Robbia e di Garanza.

Fra le erbe officinalis la Robbia è una fra le più importanti piante tintorie europee.

bacche della robbiaDa 3000 anni i popoli di tutta Europa hanno ricavato dalle radici e dai fusti di questa pianta il suo pigmento rosso impiegato non  solo per tingere le stoffe ma anche per i colori usati dai pittori e dai decoratori.

Al punto che  si può affermare che per secoli l’industria tintoria non ha avuto che questa pianta per tingere con il suo bel colore rosso cotone, lino e lana.

IL suo grande successo era dovuto al fatto che il colore ottenuto si presentava brillante e stabile cioè tendeva a non scolorire anche dopo il lavaggio prolungato dei capi.

Era più economico rispetto ad altre tinture di colore rosso  più care come quelle di origine animale: la porpora e la cocciniglia.

Descrizione botanica

La Rubia tictorum è una pianta erbacea perenne, abbondantemente ramificata, alta sino ad un metro con lunghi fusti rampicanti ricoperti da brevi aculei.

Possiede foglie lucide di colore verde intenso, fiori riuniti in grappoli di colore bianco giallastro che si formano all’ascella delle foglie e che compaiono all’inizio dell’estate.

Questi fiori formano bacche rosso scuro, nere a maturazione.

Si conoscono due specie di erbe officinalis molto simili  chiamate Robbia e da entrambe si può estrarre il principio tintorio.

La specie selvatica chiamata Robbia selvatica (Rubia peregrina) e quella coltivata chiamata Robbia dei Tintori(Rubia tinctorum).

La Robbia dei Tintori si riconosce per la maggiore dimensione sia della parte aerea, che si secca in autunno per vegetare a primavera, sia delle sue radici.

La Robbia selvatica invece è sempreverde con foglie più piccole, coriacee e di colore verde più scuro.

Nel 1880 dei chimici tedeschi riuscirono a riprodurre chimicamente l’alizarina la sostanza responsabile del  pigmento rosso  contenuto nelle radici della Robbia.

Da quel momento la coltivazione di questa pianta decadde e anche la specie coltivata, la Robbia dei Tintori, si inselvatichì diffondendosi nel sottobosco di zone a clima mediterraneo dove già si trovava la sua parente selvatica.

La coltivazione della Robbia Tinctorum si può effettuare per semina in primavera ma si possono prelevare anche talee radicate che si mettono a dimora in primavera o in autunno.

La coltivazione si effettua in file distanti 20-30 cm.

La Robbia vuole terreni fertili, profondi e freschi che possono permettere alle sue radici, che è la parte da dove si estrae il pigmento, di svilupparsi al meglio in grossezza e in larghezza.

Questa pianta fra le erbe officinalis è più nota per le sue proprietà tintorie che per le sue proprietà officinali.

Proprietà tintorie

tintura con la robbiaIl pigmento che permette di ottenere un bel colore  rosso mattone è contenuto nelle radici e nei fusti rampicanti.

Il colorante, l’alizarina, si deposita a poco a poco nella corteccia delle radici fissandosi.

Queste vengono raccolte non prima  del terzo anno di vita della pianta, se è stata ottenuta per semina, se invece la coltura è stata avviata mediante trapianto di talee si può guadagnare un anno.

Le radici mature, estratte dal terreno nel periodo che va da settembre a novembre, quando è massimo il loro potere colorante, vengono pulite, lavate ed essiccate.

Dopo questo processo vengono finemente macinate per ottenere una polvere fine e colorante che può essere conservata per diversi anni.

 

Isatis tinctoria

 

Questa pianta fra le erbe officinalis viene designata  con il nome di “pianta da blu” per il bellissimo colore blu del suo pigmento.

Reperti di tessuti tinti di blu e risalenti al Neolitico documentano l’antico uso del Guado, nome popolare che indica l’Isatis tinctoria, diffuso non solo in Europa ma anche nell’Africa del Nord.

Plinio il Vecchio riporta che i Britanni per spaventare i nemici si dipingessero i corpi con la tintura di questo vegetale.

Di origine asiatica il Guado fu introdotto in tempi molto antichi in Europa ed  era coltivato in Italia sin dal XIII secolo fino alla seconda metà del XVIII secolo quando la concorrenza dell’indaco asiatico ne ridusse drasticamente la produzione.

Ottenere l’indaco era un processo piuttosto complicato quindi questa tintura era ricercata e costosa.

Appannaggio dei nobili e delle classi più ricche era diffusamente coltivata in Germania, in Francia e in Italia.

In Italia era molto ricercata dai produttori di stoffe di lana perché tingendole con questa  tintura riuscivano ad ottenere sfumature di blu molto belle.

piante di GuadoIn Toscana la produzione di questo pigmento era così organizzata che dal 1300 al 1500 si aveva un ciclo completo ed autonomo dalla coltivazione della pianta sino ad ottenere il prezioso pigmento pronto per l’uso.

Severe leggi ne codificavano sia i sistemi di produzione che di commercializzazione.

L’uso del Guado crebbe esponenzialmente sino al 1660 quando l’indaco, importato dalle Indie già in polvere, fece decadere questa coltivazione.

La coltivazione di questa pianta venne abbandonata, come le coltivazioni di tutte le altre piante officinalis tintorie, dopo la scoperta dei pigmenti sintetici.

Descrizione botanica

Il Guado appartiene alla famiglia delle Brassicaceae originaria pare del Mediterraneo anche se alcune fonti fanno risalire la sua origine all’Ovest asiatico.

E’ una pianta erbacea biennale che nel primo anno sviluppa una rosetta di foglie piccole e ovate.

Nel secondo anno sviluppa un alto scapo fiorale che porta alla sua sommità  numerosissimi fiori gialli dai quali si generano i semi rivestiti di una tunica di colore violetto.

La sua  altezza varia dai 40 cm ai 1,20 cm in fioritura.

La coltivazione si realizza in file distanti 15-30 cm.

Si coltiva seminandola in primavera o in autunno e già a fine giugno si può fare la prima raccolta di foglie.

Sono le foglie fresche che racchiudono i principi  del prezioso pigmento.

Se la pianta viene irrigata la rosetta ricaccia consentendo ulteriori raccolte che possono arrivare a un numero di tagli variabile da due a quattro.

Purtroppo le proprietà tintorie delle foglie diminuiscono con la fine dell’estate.

In Italia tradizionalmente l’ultima raccolta delle foglie veniva fatta il 29 settembre giorno dedicato a San Michele.

Anche questa erba officinalis è conosciuta più per le sue proprietà tintorie che per le sue proprietà medicinali impiegata sin dall’antichità come cosmetico e come  pigmento per la pittura.

Proprietà tintorie

blu creato col guadoPer ricavare il prezioso pigmento si trattavano le foglie  fresche, che lavate e ridotte in poltiglia, venivano confezionate in “pani” che poi venivano sottoposti ad una lenta essiccazione e diventavano duri e compatti.

Quando i tintori volevano impiegare il prezioso pigmento sbriciolavano con un martello i pani che poi venivano fatti sciogliere in un liquido composto da acqua e solfato di ferro.

Infine filtrando il liquido si otteneva il colore indaco che veniva asciugato sino a ridurlo in polvere che poteva essere usata.

L’indaco può essere usato per tingere tutte le fibre naturali.

La solidità di questo colore è davvero notevole lo provano dagli arazzi medioevali giunti sino a noi.

Famoso è il ciclo di arazzi realizzato alla fine del XIV secolo che è esposto ad Angers in Francia e si ispira all’Apocalisse di San Giovanni.

I meravigliosi blu creati con l’indaco, che caratterizzano questi arazzi, hanno superato i secoli.

Lo zafferano spezia tintoria

 

Se vuoi il più bel giallo che si possa avere tramite una pianta tintoria allora devi ricorrere a una spezia antica e preziosa: lo zafferano.

Con la polvere di questa spezia si è sempre ottenuto una tonalità di giallo insuperabile che era riservata ai sacerdoti e alle persone di alto rango.

Tuttavia non ti consiglio di usare le bustine di zafferano che abitualmente si trovano in commercio ma gli stimmi del fiore che contengono purissima la spezia se vuoi un risultato ottimale.

Questo perchè spesso la polvere  di zafferano è tagliata con  altre sostanze e quindi non essendo puro il pigmento non può venire bene la tinta.

zafferano stimmiSe poi vuoi essere più che sicura della purezza della spezia ti consiglio di  coltivare da  te lo zafferano e raccogliere la costosa spezia.

Ho preparato un’opera sui segreti dello zafferano che tratta il mondo dello zafferano a 360°.

Scoprirai le sue 7 qualità così utili per la nostra salute, la sua bontà come spezia in cucina e vi ho aggiunto anche un bonus che ho intitolato : “Lo zafferano spezia tintoria” .

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Conclusioni

Ho voluto trattare le piante officinali da una prospettiva un po’ insolita ma molto intrigante quella delle loro proprietà tintorie.

Naturalmente non tutte le erbe officinalis possiedono questa proprietà tuttavia ve ne sono un numero discreto che è possibile impiegare per questo scopo perché i loro pigmenti tingono.

Quelle che ho voluto inserire qui sono le più note e famose ma mi riservo di riprendere questo argomento poco conosciuto per inserire altre erbe officinalis tintorie meno conosciute ma ugualmente interessanti.

Adesso non mi resta che inviarti

Un dolce affettuoso saluto da

 

 

 

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