Coltivare liquirizia fra le piante officinali detta “radice dolce”

 coltivare la liquiriziaColtivare la liquirizia fra le piante officinali nota sin dall’antichità non è difficile.

Coltivare la liquirizia significa coltivare una pianta nota sin dall’antichità per le sue qualità medicinali e apprezzata ancora oggi sia come aromatizzante sia per le sue numerose proprietà farmacologiche.

Coltivare la liquirizia significa coltivare una pianta erbacea conosciuta  ed apprezzata già dagli antichi egizi che la ritenevano così importante da metterla nella tomba dei faraoni come alimento indispensabile al defunto per il suo lungo viaggio  dopo la morte.

Coltivare la liquirizia oggi significa ritornare indietro nel tempo e riprendere una coltivazione che è caduta un po’ in disuso nel nostro paese.

Siccome ho notato che vi sono poche notizie su questa pianta e sulla sua radice, che è la parte che viene utilizzata, ho deciso di dedicarle questo post per diffonderla e farla conoscere in tutte le sue numerose sfaccettature.

Inizierò quindi dalle sue origini per svelarti  dove si coltivava inizialmente la liquirizia e quali popoli antichi l’apprezzassero.

Non mi fermerò a queste informazioni  ma ti introdurrò in un mondo, quello della liquirizia, caratteristico del nostro Sud dove ancora oggi coltivare la liquirizia costituisce una  pratica antichissima e profondamente legata alle tradizioni  di alcune parti del nostro meridione.

 

5ooo anni fa già utilizzavano  questa benefica radice

Questa pianta, la liquirizia, venne inserita nel primo erbario cinese ben 5000 anni fa.

La sua preziosa radice veniva indicata come ottimo rimedio per curare la tosse, il fegato e le intossicazioni alimentari.

L’origine di questa pianta si perde nel tempo ma si ritiene che sia originaria dell’Asia.

Già ai tempi degli egizi  era diffusa nel Medio Oriente e in Assiria  gli Sciti, cibandosi principalmente di formaggio di capra e di liquirizia, potevano camminare lunghe ore nel deserto senza patire la sete.

La sua conoscenza dal Medio Oriente  si  diffuse  nell’Europa meridionale antica.

I greci antichi la conoscevano e impiegavano le sue qualità officinali in decotti   contro il mal di gola e di petto come indicava Dioscoride nella sua “Materia medica” .

Anche altri medici   sia greci che latini ebbero in grande considerazione la sua radice come Ippocrate, Galeno, Teofrasto e Plinio.

Giudicavano la liquirizia insostituibile per combattere la tosse convulsa e il mal di fegato e l’usavano, trasformata in pomata, per cicatrizzare più rapidamente le ferite.

Questa codificazione greco-latina si trasmetterà alla medicina islamica e diverrà una costante sino alle ulteriori scoperte sull’uso di questa officinale del ‘500-‘600.

Si dovette attendere il XV secolo perché la liquirizia e le sue virtù si diffondessero in tutta Europa per opera dei frati domenicani.

In Inghilterra era in auge un romantico ritornello che i cavalieri  dedicavano alle dame da loro amate e che citava la liquirizia dicendo così “ L’amore è sogno, dolce come il latte e la liquirizia”.

La liquirizia per secoli venne considerata solo una pianta officinale.

La sua legnosa radice si acquistava soltanto dagli speziali o nelle farmacie dove era venduta ad un prezzo molto elevato.

Era apprezzata per le sue virtù   rinfrescanti e  dissetanti tanto che in un testo medico del 1300 l’autore, Palestro de’ Crescenzi, a proposito della liquirizia affermava: “la liquirizia masticata e tenuta sotto la lingua mitiga la sete, l’asprezza de la lingua e de la gola”

In diversi testi medici del ‘700 veniva raccomandato ai crapuloni di bere prima e dopo i pasti un bicchierino di vino nel quale era stata messa a macerare un pezzo di radice di liquirizia.

Sino agli inizi del ‘900 le radici di liquirizia erano acquistabili solo in farmacia.

Si dovettero aspettare gli  anni ’30, precisamente nel 1932, quando una ditta dolciaria milanese lanciò sul mercato una pastiglia  di liquirizia pesante un grammo e fasciata in una carta bianca e verde.

coltivare la liquiriziaEra nata la mitica “Golia” che si poteva trovare solo nelle migliori pasticcerie.

Negli anni ’50 gli americani scoprirono le proprietà calmanti e anti infiammatorie della liquirizia e decisero di pubblicizzare questa radice come un “antidoto antifumo” capace di attenuare i danni di sigari e sigarette.

Questa sua proprietà divenne così apprezzata che in tutto il mondo a partire da quel periodo la liquirizia  fu venduta anche nelle tabaccherie.

Dagli anni ’60 in poi  la liquirizia rimase in ombra per quanto riguardava le sue proprietà medicamentose mentre vennero esaltate le sue qualità “golose”.

Numerose caramelle alla liquirizia vennero esposte sui banchi dei negozi alimentari racchiuse in grandi vasi di vetro da dove venivano vendute in cartoccini.

Queste caramelline avevano le più varie forme: di pesciolini, di piccoli rombi, di cuoricini e piacevano soprattutto ai più piccoli.

La liquirizia veniva venduta anche in tronchetti fasciati di zucchero filato oppure  si potevano acquistare le classiche radici che si mettevano in bocca e si succhiavano per estrarne il succo sino a ridurle a dei lunghi fili legnosi.

Coltivare la liquirizia era diffuso soprattutto nel Sud d’Italia.

Era  principalmente  nel Meridione che si lavorava e si smerciava questa radice.

Specie in Calabria e in Sicilia non solo era frequente coltivare la liquirizia ma se ne raccoglieva molta che cresceva allo stato selvatico.

Oggi sono rimaste davvero in poche le fabbriche artigianali che  lavorano come un tempo questa radice.

In Italia la produzione di liquirizia  è situata quasi esclusivamente in Calabria dove si concentra  l’80% circa dell’intera produzione nazionale.

Fu per merito del Duca di Corigliano che impiantò nel 1715 la prima fabbrica per la sua trasformazione che la liquirizia, che costitutiva da sempre un grande potenziale di ricchezza per la regione calabrese, divenne una reale e importante fonte di benessere economico.

Molte altre fabbriche per la trasformazione di queste preziose radici sorsero sempre in Calabria per tutto ‘800 e nel   primo decennio del 1900.

L’esportazione della liquirizia calabrese si consolidò   ampliandosi non solo in Europa ma anche in America.

Oggi sono ben poche le fabbriche,  concentrate  nei comuni calabresi di Rossano e di Corigliano, dove ancora oggi si lavorano le radici di liquirizia.

Nell’antico palazzo della Famiglia Amarelli, un’antica famiglia nobiliare che dal 1700 si è occupata della trasformazione di questo prodotto, è ospitato il “Museo della liquirizia Giorgio Amarelli”.

Questo museo unico in Europa racchiude la storia della liquirizia calabrese che si intreccia con le vicende  di questa dinastia famigliare  e conserva tante notizie sulla liquirizia  e la sua lavorazione.

coltivare la liquiriziaPer diffonderlo e per la sua importanza gli è stato dedicato persino un francobollo.

Per chi volesse visitarlo  sappia che questo museo si trova nel paese di Rossano in provincia di Potenza.

Ti consiglio, se sei di quelle parti oppure ti trovi a passare di lì, di non farti sfuggire la possibilità di vederlo.

Anche l’Abruzzo vanta una produzione abbondante di liquirizia ed è la seconda regione per produzione.

Coltivare la liquirizia è pratica diffusa in Abruzzo specie nella zona vicino ad Atri.

I maggiori produttori di liquirizia  sono oltre l’Italia la Spagna, la Turchia, l’Iran, l’Iraq, la Grecia e anche la Cina sebbene questo paese esporti  un prodotto di qualità inferiore.

Se vuoi conoscere nel dettaglio una pianta officinale ugualmente benefica ma di cui si utilizzano non le radici ma i semi clicca qui sotto questo banner

 

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Descrizione della pianta dalla quale si ricava la liquirizia

Anticamente coltivare la liquirizia non era necessario perché la pianta dalla quale si estraggono  le  medicamentose radici cresceva selvatica e abbondante.

La pianta della liquirizia fa parte della famiglia delle Fabacee (ex Leguminose) e ha come nome scientifico quello di Glycyrrhiza glabra.

Questa pianta si presenta come una pianta erbacea perenne alta dai 60 cm al metro.

Si riconosce per i fusti eretti e cilindrici provvisti di foglie alterne composte da 7 paia di foglioline ellittiche di colore verde brillante leggermente vischiose al tatto.

Fiorisce in giugno luglio con dei fiori riuniti in piccole spighe che nascono all’ascella delle foglie.

I fiori si trasformano  in legumi bruno rossastri che contengono ciascuno dai 2 ai 5 semi  neri e rotondi.

La parte più importante della pianta perché è quella  impiegata per le sue qualità  è il suo apparato radicale.

La liquirizia infatti sviluppa un rizoma legnoso, spesso e dall’interno carnoso, dal quale si generano gli stoloni (fusti laterali che spuntano vicino alla base della pianta) e    numerose radici che possono superare i due metri di lunghezza.

Queste radici sono ruvide al tatto, hanno una colorazione marrone scura esternamente e gialla internamente.

Sono queste radici che conservano tutto il sapore e le qualità officinali della liquirizia e coltivare la liquirizia significa quindi estrarre queste radici e utilizzarle.

 

Come coltivarla 

coltivare la liquiriziaLa pianta della liquirizia è rustica e cresce spontanea in terreni argillosi o calcarei ma anche sabbiosi purchè ben drenati e in posizione calda e soleggiata.

Coltivare la liquirizia non è difficile  si preferisce partire da pezzi di rizoma che abbiano almeno 3 nodi piuttosto che seminare le piante.

Il terreno ideale è quello di medio impasto e lavorato in profondità per dare modo alle lunghe radici della liquirizia di svilupparsi al meglio.

I rizomi che si prelevano in autunno vengono posti sul fondo di solchi e non viene loro fatta mancare un’irrigazione regolare specialmente nei periodi caldi.

Non si concimano le piante in quanto si è notato che un eccesso di concime  produce radici con pochi principi medicinali attivi.

La raccolta avviene nell’autunno del terzo anno dopo aver falciato ed asportato la parte aerea della pianta.

Con appositi attrezzi estirpatori muniti di denti ravvicinati si portano in superficie le parti sotterranee della  liquirizia.

Siccome non è possibile esportare integralmente le radici e i rizomi la parte che rimane nel terreno è sufficiente per permettere di coltivare la liquirizia nuovamente sul terreno stesso.

Dopo la raccolta i rizomi e le radici che contengono circa il 50% di umidità vengono essiccati sino a raggiungere il 10% di umidità e spezzati in frammenti di 20-30 cm.

Legati in fasci di 20-40 kg sono inviati alle fabbriche dove vengono lavorati.

 

La complessa lavorazione della liquirizia

Una volta la lavorazione delle radici per estrarne il succo consisteva semplicemente nel far bollire le radici in speciali fornaci chiamate “bassini” sino ad ottenere una pasta nera densa e compatta.

Questa poi  durante successive lavorazioni veniva pressata, ribollita e lavorata a mano dalle donne che l’impastavano più volte per renderla morbida e più lavorabile.

Infine veniva tagliata nelle forme prescelte e lucidata col vapore.

Invece oggi si procede con macchine apposite che estraggono mediante acqua calda il succo dalle radici finemente macinate.

Successivamente con opportune lavorazioni si procede ad ottenere una pasta di liquirizia che viene portata alla concentrazione voluta per mezzo di appositi forni.

Le ultime operazioni consistono nel diminuire la percentuale di  umidità della pasta e nella lucidatura     mediante getti di vapore.

A questo punto la pasta nera, lucida e profumatissima è pronta per essere trasformata nella forma desiderata a rombi, a piccoli bastoncini, a girelle, a piccoli pesciolini ecc….

 

Proprietà della liquirizia

 coltivare la liquiriziaSono molte le proprietà medicinali di queste radici e un tempo  coltivare  la liquirizia  significava  coltivare   una pianta officinale che spuntava un alto prezzo.

La sostanza più importante contenuta nelle radici e nel loro succo è la Glicirrizina che è in grado di combattere gli stati infiammatori e i virus.

Quindi la liquirizia è ottima per combattere tutte quelle infiammazioni che riguardano la bocca e l’apparato respiratorio come  afte, herpes e mal di gola.

La liquirizia svolge anche una azione antivirale e antibatterica ottima per contrastare tosse, catarro e raffreddori.

A causa della presenza della glicirrizina e di  alcuni flavonoidi la liquirizia è efficace  nel ridurre il fastidio dovuto all’ulcera e a una eccessiva produzione di acidi gastrici.

Inoltre questa benefica radice ha proprietà digestive, diuretiche, antinfiammatorie, rinfrescanti e emollienti.

Avvertenze

La liquirizia pur essendo benefica ha delle controindicazioni che è importante tenere presenti.

Va assunta saltuariamente e se si intende iniziare un  uso costante bisogna prima consultare un medico o uno specialista specie se si assumono farmaci o se si soffre di diabete.

Anche le donne che allattano o sono in gravidanza devono evitare l’uso prolungato di questa pianta.

Se è vero che la liquirizia è utile nei casi di pressione bassa perché tende ad aumentarla non è indicata per chi è predisposto all’ipertensione.

Dosi elevate possono nuocere dando ritenzione idrica con gonfiore al viso e alle caviglie.

Non  è certo dannosa qualche caramella alla liquirizia ma è bene non eccedere e se si vuol iniziare un uso prolungato di questa sostanza è necessario consultare un esperto.

Un’altra pianta officinale profumata e utile per le sue tante qualità è la lavanda.

Guarda il video post che ho fatto su di lei cliccando qui sotto questo link

La lavanda, magica aromatica

 

 Scopri il suo uso in cucina

coltivare la liquiriziaLa liquirizia si trova in vendita in diverse forme dai bastoncini detti anche stecchi di liquirizia alla polvere di liquirizia.

E’ usata in tutta Europa per fare dolcetti profumati con un caratteristico sapore dolce e caramelle.

E’  impiegata come additivo per le sigarette insieme con il cacao.

Serve per tisane calmanti e rinfrescanti che hanno un ottimo profumo e gusto.

La polvere di liquirizia è utilizzata per fare liquori digestivi  e un insolito e gustoso gelato alla liquirizia.

Famoso è il liquore calabrese alla liquirizia un liquore digestivo dal gusto dolce, deciso e inconfondibile che   diviene un dopo pasto raffinato ed esclusivo e può essere servito anche freddo.

La polvere di liquirizia può essere impiegata anche per piatti salati come per un insolito risotto alla liquirizia e al limone.

Una chicca: siccome questa radice ha un profumo e sapore molto intensi abbi l’accortezza di metterne poca nei piatti per non soverchiare con il suo gusto e profumo quello delle altre pietanze.

 

Conclusioni

Coltivare la liquirizia significa coltivare una pianta officinale dalle molte proprietà  e una fra le piante officinali che è ottima anche in cucina.

Per il suo profumo intenso e il suo caratteristico sapore non piace a tutti.

Per esempio io non amo particolarmente quel suo dolce gusto che può risultare stucchevole.

Non dimentichiamoci che la sua dolcezza supera di ben 50 volte quella dello zucchero.

coltivare la liquiriziaE’ così potente che anche se è in piccolissime dosi riesce sempre a far percepire il suo sapore particolare.

Non per nulla lo stesso suo nome scientifico glycyrrhiza ne indica la dolcezza.

Infatti questo nome deriva  dal greco glucos che significa dolce e riza che sta per radice.

Questo suo sapore caratteristico era amato soprattutto dai bambini di una volta.

Mi ricordo quando ero piccolina i grossi vasi che si trovavano in pasticceria ed erano pieni di caramelline alla liquirizia nere e lucide delle forme più svariate ve ne erano anche ripiene di differenti gusti.

Mio cuginetto ne andava pazzo e ogni volta che si entrava in pasticceria, rigorosamente la domenica mattina per acquistare i dolci che si sarebbero consumati a fine pranzo domenicale  quando c’erano  parenti  o amici, non mancava mai di indicare i grossi vasi chiedendone alcune.

Venivano vendute in cartoccetti di carta conici che non ho più visto da  allora.

Ancora oggi mio cugino non ha scordato la sua passione per la liquirizia e afferma con convinzione che il sapore di un dolce di liquirizia lavorato all’antica cioè a mano è del tutto diverso da quello di uno lavorato a macchina.

Afferma, facendo un esempio, che è come mangiare tagliatelle fatte in casa oppure quelle acquistate in un pastificio.

Ti giro, senza commentarlo, il suo giudizio da fine gourmet e da “liquiriziomane” incallito.

Se vuoi puoi sperimentare anche tu questo suo giudizio ricercando con pazienza una antica bottega che lavori ancora la liquirizia artigianalmente e confrontando poi il suo prodotto con un pur buono prodotto simile ma industriale.

A questo punto ritengo di averti svelato molto su questa radice che apprezzata da alcuni non è però conosciuta sino in fondo dai più penso che questo sia dovuto al fatto che la coltivazione della liquirizia nel nostro paese si sia fatta rara.

Spero di averti  spronato a continuare la scoperta di questa pianta officinale che merita per il suo gusto e le sue tante qualità di essere più apprezzata.

Adesso non mi resta che inviarti

un dolce affettuoso saluto da

firma riccarda

 

 

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